La scelta del telaio della MTB
L'evoluzione tecnica avuta in questi ultimi anni, nel campo delle 2 ruote è stato impressionante.
La mountainbike, arrivata in Italia grazie all'importazione dall'America ha visto impegnate inizialmente due importanti aziende italiane quali Rossin e Cinelli, e ha vissuto il momento di maggiore felicità a partire dagli anni 1985-'86 fino ai primi anni '90.
Deve la sua diffusione a confronto della bici da corsa, per l'idea di tempo libero e libertà che ha dato con le sue forme e la sua versatilità. Da tale data ad oggi, è stato un continuo migliorarsi, andando ad intervenire su pesi, qualità dei materiali, solidità.
La struttura della bici maggiormente interessata, è senza dubbio il telaio: parte che ha subito le maggiori modifiche, sia nella ricerca della giusta geometria, sia nel giusto compromesso tra i materiali di costruzione, così da portare dopo la realizzazione dei primi telai d'acciaio a tentare la via dell'alluminio (materiale più leggero, ma con caratteristiche di stress, differenti dall'acciaio), al titanio (sicuramente fino ad oggi il più leggero, ma anche il più costoso), il carbonio (con particolarità di costruzione che lo hanno reso fino ad oggi un ibrido, difficile da abbinare ad altri materiali e con pochi estimatori all'attivo).
Oggi l'alluminio è diventato uno dei materiali principi nelle costruzioni dei telai, tale successo si deve al fatto che con la scoperta di trafilature a freddo, sezioni differenziate, sistemi di giunzione differenti l'alluminio si presenta ad essere il materiale che ancor più riesce ad offrire un ragionevole compromesso tra costi, pesi e durata.

Telaio bicicletta costituito da tibo orizzontale, tubo verticale e obliquo
Il Telaio
È costituito da una struttura principale di forma pressappoco triangolare e da un triangolo posteriore. Il triangolo principale è composto:
Il tubo dello sterzo, al quale giungono l'orizzontale e l'obliquo, conferisce alla struttura una forma che per la verità, non è esattamente triangolare, ma trapezoidale; in esso è inserito il canotto della forcella.
Il tubo piantone e tubo obliquo sono uniti tra loro per mezzo della scatola del movimento centrale, dalla quale partono anche i tubi posteriori inferiori (o foderi posteriori orizzontali), che si uniscono a quelli superiori (foderi posteriori verticali) attraverso i forcellini, tra i foderi verticali vi è un rinforzo detto ponticello alto, mentre il rinforzo tra i foderi orizzontali è detto ponticello basso. I forcellini hanno una forma ad uncino: in essi trova alloggiamento il mozzo della ruota posteriore; proprio per favorire la centratura della ruota. Sul forcellino destro vi è un occhiello per fissare il corpo del cambio.
Tipi di giunzioni
Tutti i tubi che compongono il telaio, compresi quelli della forcella anteriore rigida, sono generalmente in leghe d'acciaio al cromomolibdeno, in alluminio, in titanio o carbonio e possono essere resi solidali tra loro in due modi:
Tipi di Telaio
Telai rigidi, sono le bici apparentemente più semplici in quanto non ammortizzate, per questo rappresentano la categoria più vasta ed essendo anche meno complesse di tutte le altre, sono l'ideale soprattutto per chi comincia. Una bici rigida va definita come la più sensibile, precisa e meglio guidabile tra tutte le esistenti, in fuoristrada non sono l'ideale per viaggiare veloci, ed il fruitore ideale della bici rigida è proprio quello che inizia a fare mountainbike.
Questo tipo di telaio privo di qualsiasi elemento ammortizzante che non fosse legato all'elasticità della gommatura e del telaio viene realizzato in acciaio ed anche in alluminio con rari casi per il titanio utilizzando forcelle di acciaio.
Un primo prototipo venne presentato alla fine degli anni ottanta da Tom Ritchey che utilizzò una forcella della giapponese Tange, che vedeva accoppiare cannotto e foderi in acciaio per mezzo di una piastra in alluminio imbullonata, che ha presentato sicuramente il trampolino di lancio delle prime forcelle ammortizzate.
Front suspended, è con l'inizio degli anni novanta che la tipologia della mtb cambia aspetto, vengono sperimentate le soluzioni più fantasiose per le varie tipologie di forcelle ed anche i telai si adeguano alla scelta adottata dal mercato, consideriamo in quest'analisi una front suspended l'evoluzione di una mtb rigida, in quanto la prima si evolve dalla seconda solo per la forcella ammortizzata.
Sono ormai la maggior parte delle mtb in giro e nelle vetrine dei negozi, e lo stesso si verifica sui campi di gara. Questo tipo di telaio riesce a coniugare tantissimi fattori: guidabilità e leggerezza, semplicità di manutenzione e quasi sempre il prezzo.
La caratteristica comune delle mtb front suspended (anche chiamate hard tail e/o soft tail) è il materiale e la forma delle tubazioni che sono in grado di produrre livelli di elasticità anche molto diversi. Sotto sforzo il comportamento di un telaio è strettamente legato alle caratteristiche specifiche del materiale con cui è realizzato, alle scelte progettuali, alle modalità costruttive ed in particolare dalla geometria dei "carri" posteriore e anteriore. Il "carro" posteriore si presenta con quattro tubi che affiancano la ruota posteriore che si chiamano foderi, in genere vengono presi a coppie: avremo quindi i foderi verticali e i foderi orizzontali.
A livello geometrico, un carro posteriore è considerato di lunghezza normale quando misura circa 425 mm dal centro della ruota al centro della scatola del movimento; quelli più lunghi sono più elastici, docili ed adatti alla guida veloce, mentre quelli più corti sono ideali in salita, reattiva e altrettanto nervosa.
Un caso particolare di carro posteriore è quello che contraddistingue il modello di mtb front detta soft tail, contraddistinta da un carro posteriore più elastico del normale, "elasticizzato" perché progettato per sfruttare al meglio le caratteristiche di deformabilità del materiale, ne esistono di due tipi:
Full suspended, sono essenzialmente di due categorie:
quelle contenute (realizzate pensando alle gare cross country) e quelle esagerate (realizzate pensando alle gare downhill).
Le prime full suspended vennero realizzate con concezioni tecniche molto vicine ai modelli front dalle quali prendono origine, questi tipi di full sono state definite "non attive".
Fu assai aspro il dibattito tra chi riteneva che una sospensione posteriore dovesse essere bloccabile in salita, sia con mezzi meccanici (blocco dell'ammortizzatore) che con sistemi dinamici dovuti alla tensione della catena (per poi essere attiva solo in discesa).
Nel 1990 grazie alla fantasia e all'ingegno di piccoli costruttori (Mert Lawwill) sono stati introdotti i primi prototipi di sospensioni "attive", che hanno visto la loro consacrazione nel 1996 con l'introduzione del giunto "Horst" grazie al suo inventore Horst Leitner abbinate alla sospensione MacPherson a fulcro basso. Le caratteristiche salienti di una sospensione attiva possono essere così riassunte:
Le bici a sospensioni "totalmente attive" possono essere di tipo MacPherson o a parallelogramma deformabile (GT, Specialized, FRM, Dart, DM, Manitou, Sunn, etc...).
Le sospensioni "parzialmente attive" sono di tipo monoshock, in quanto non sono dotate di giunto Horst (Santa Cruz, Mountain Cycle, Cannondale, Marin, Scott, Trek, etc...).
Quelle "semiattive" dette URT non dispongono del giunto Horst e funzionano a seconda che il pilota sia seduto oppure in piedi sui pedali (Gary Fisher, Klein, etc...).
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